François Cazzanelli ci racconta il suo Manaslu

Dal blog di François Cazzanelli. MANASLU M.8163 e Pangpoche M.6620 …Una spedizione Himalayan fuori dagli schemi – 2 settembre – 9 ottobre 2019

Partecipanti : François Cazzanelli, Emrik Favre, Francesco Ratti, Marco Camandona e Andreas Steindl.

L’autunno 2019 è stato anomalo per la catena Himalayana. In Nepal le stagioni migliori per scalare sono quella post e pre monsoniche ovvero l’autunno e la primavera. Quest’anno purtroppo il monsone si è trattenuto su tutta la catena fino ad autunno inoltrato creando svariati problemi a tutte le spedizioni e non solo a noi. Su 37 giorni di spedizione abbiamo avuto solamente 3 giorni di tempo bello e stabile ovvero solo 72 ore senza precipitazioni. Oltre a questi 3 giorni le giornate migliori erano quelle dove dalla sera fino a tarda mattinata avevamo un’interruzione delle precipitazioni e alcune schiarite parziali del cielo. Tutto questo non è stato del tutto negativo infatti questa situazione di tempo perturbato a fatto sì che anche in alta quota le temperature non siano mai state troppo rigidi e il vento mai eccessivamente forte.

La nostra spedizione aveva due obbiettivi:

  • Il primo, era quello di tentare la vetta del Pagpoche aprendo una via nuova sul versante nord-ovest in stile alpino utilizzando come campo base il villaggio di Samagoan che si trova a una quota di 3500 mt.
  • Il secondo (ma solo in ordine di tempo) era il Manaslu, l’ottava montagna più alta della terra, con i suoi 8161 m. Questa montagna mi ha da subito stimolato l’idea di provare una salita in velocità che a mio parere era una logica evoluzione di ciò che ho fatto sulle alpi negli ultimi anni. Prima di me questa salita era già riuscita ad Andrzej Bargiel che il 25 settembre 2014 ha salito e sceso (discesa fatta parzialmente con gli sci) il Manaslu in 21 ore e 14 minuti.

La nostra spedizione inizia con un meteo veramente pessimo che ci accompagnerà per tutto il trekking. Per l’avvicinamento scegliamo la via più breve che con 1 giorno di jeep e 4 a piedi ci porta direttamente al villaggio di Samagoan che sarà il nostro campo base per il Pangpoche. La nostra idea è quella di salire prima il Pangpoche di modo da sfruttare in seguito l’acclimatamento sul Manaslu. Iniziamo subito a esplorare il Pangpoche la nostra idea è quella aprire una via sul versante nord ovvero quello verso il Manaslu. Dopo vari giri decidiamo che la cresta nord ovest ci offre un avvicinamento più sicuro e quindi diventa subito il nostro obbiettivo. Ci muoviamo subito e in una giornata di pioggia portiamo una parte di materiale alla base della cresta a circa 5100 m. Dopodiché scendiamo al villaggio per riposarci un paio di giorni e aspettare il bel tempo. Purtroppo passano i giorni il meteo non migliora e le tempistiche iniziano a remarci contro. Prendiamo una decisione rischiosa: decidiamo di invertire il programma e quindi di salire direttamente al campo base del Manaslu e cominciare ad acclimatarci sulla via normale. Non perdiamo altro tempo, prepariamo il materiale e il 13 settembre siamo al base, il giorno seguente siamo già operativi e saliamo subito al campo 2 a 6400 m. Il 15 settembre tocchiamo i 6600 m e discendiamo al base a riposarci. Sulla montagna c’è molta neve ma fortunatamente sulla via normale le condizioni sono buone ma è assolutamente impensabile tentare altre vie. Nel giro di una settimana finiamo il nostro acclimamento toccando i 7200 m e dormendo a 6800 m. adesso non ci resta che riposarci e aspettare una finestra anche minima di tempo asciutto. Finalmente la meteo gira dalla nostra e sembra darci una chance per il 26 settembre. La finestra sarà breve ma sembra darci delle ottime condizioni meteo: assenza di vento, cielo abbastanza sereno e temperature buone dal 26 notte fino alle 12.00.

Quindi si può fare adesso tocca a noi! Marco, Francesco e Emrik hanno in programma di partire il 25 mattina salire al campo 3 riposare alcune ore e a mezzanotte partire direttamente per la vetta. Io e Andy invece partiremo alle 21.00 dal campo base per arrivare in vetta la mattina del 26. Finalmente arriva il 25 settembre è stato un grosso sforzo mentale vedere i nostri soci partire e noi rimanere al campo base ad aspettare. Durante la giornata mille pensieri mi tormentano. Ce la farò? Avrò fatto la scelta giusta? Poi finalmente arriva la sera ceniamo con il mio amico Mario Casanova che ci incoraggia il più possibile, finiamo di prepararci. Ricontrolliamo per l’ennesima volta di aver preso tutto, usciamo dalla tenda e andiamo al Chorten. Prendiamo un po’ di riso e lo lanciamo in aria come segno di buon auspicio per la scalata e in quel momento ci rendiamo conto che sopra di noi ci sono le stelle. Salutiamo Mario e ci dirigiamo verso la lapide dell’alpinista Iraniano Jafar Naseri che si trova nella parte alta del campo base: abbiamo deciso di far partire e di stoppare da li il tempo perché è l’unico punto fisso del campo. Ci stringiamo la mano facciamo partire l’orologio e…… via si parte! Andy si mette a fare il passo e io lo seguo a ruota, Mario ci insegue per fare qualche foto e video ma dopo un po’ non vedo più la sua frontale dietro.

Partiamo forte e in un’ora raggiungiamo il campo 1: si stava bene non faceva freddo e tutto sommato essere soli su quella montagna era molto piacevole. Arriviamo sotto la seraccata chiamata “Occhio”, calziamo i ramponi, beviamo qualcosa e ripartiamo. In circa 2 ore e 15 raggiungiamo il campo 2; il freddo inizia a farsi sentire e decidiamo di vestircii:mettiamo i pantaloni in piuma e gli scarponi da 8000 e lasciamo li le scarpe più leggere. Andy allunga il passo e arriva circa 5 minuti prima di me al campo 3; fin qui siamo saliti bene rispetto alla nostra tabella di marcia sulla quale abbiamo circa 1 ora e 30 minuti di vantaggio; ci mettiamo il piumino d’alta quota e lasciamo nella tenda dei nostri compagni un po’ di cibo e una coccola per la discesa. Rapidamente arriviamo a 7000 mt e lì le cose si complicano: improvvisamente si alza il vento e, poichè sulla montagna c’è molta neve, ad ogni folata sembra di essere dentro una bufera; ma la cosa peggiore è che la traccia si riempie di neve. Fino a quel momento la traccia era perfetta, ma da li in poi ci tocca rifarla tutta. Ogni tanto ci sono 20 cm ogni tanto 30 cm e la progressione diventa molto più faticosa. Tracciamo un po’ per uno ma comunque rallentiamo molto, arriviamo al campo 4 a 7400 m. e  ci rendiamo conto che tutto il vantaggio che avevamo è svanito e quindi adesso siamo in linea con la nostra tabella. 

Decidiamo di fare l’ultimo pezzo scarichi e lasciamo gli zaini al campo. Saliamo una prima rampa e ci rendiamo conto che ormai sta albeggiando; é un momento bellissimo: finalmente vediamo la punta e in lontananza anche i nostri amici. In quel momento mi carico tantissimo, come se fossi in trans agonistica, aumento il passo e raggiungo prima Emrik e Francesco, scambio con loro due parole, beviamo assieme e riparto: voglio raggiungere Marco che è circa 100 m più avanti. Raggiungo Marco, che nel frattempo mi ha fatto alcune foto, mi fermo davanti a lui e in quel momento mi accorgo che Andy ha rallentato il passo.
Riparto con Marco ma continuo a voltarmi per cercare Andy, un paio di volte gli urlo per incoraggiarlo ma la distanza tra noi aumenta…. Nella mia testa mi dico che sta rallentando perché è la prima volta che sale a quote così alte. Finalmente Andy raggiunge Francesco e Emrik e in quel momento tutto mi diventa più chiaro e mi tranquillizzo. Io farò gli ultimi 500 mt con Marco, mentre Andy proseguirà con Emrik e Francesco: adesso anche lui non è più solo e la cosa mi solleva. Mi riconcentro e cerco di pensare per me: non è stato facile lasciare indietro Andy, prima eravamo in due mentre adesso ognuno deve pensare per se stesso e il gioco cambia. Mi metto dietro a Marco che ha un ottimo passo: lo seguo perché è molto regolare e riusciamo a fare anche 30/40 passi consecutivamente, un ottima cosa a quelle quote. Arriviamo sotto l’ultima rampa, dove passo davanti perché mi sento bene e forzo un pelino per superare un gruppetto di alpinisti e Sherpa.
Marco rimane un pochettino indietro ma segue senza grossi problemi. Di colpo arrivo sulla cresta finale e davanti a me trovo il mio amico Pemba con due clienti: appena mi vede apre la tuta e mi da un goccio di coca, assicura i clienti e mi lascia passare. E’ uno dei momenti più intensi che ho vissuto in montagna perché il gesto di Pemba a 8000 ha un valore immenso; vedo la vetta vicina, Pemba mi incoraggia mentre Marco arriva in cresta e scatta alcune foto: ormai ci sono! Nella mia testa conto ogni passo mentre vedo la cresta che pian piano finisce e di colpo mi ritrovo su un mucchio di bandierine tibetane: ce l’ho fatta, sono in vetta! Guardo l’orologio: sono le 10 in punto. 

Ho impiegato 13 ore dal campo base alla punta. Mi giro,  guardo verso il basso e anche io inizio a scattare delle foto a Marco e Pemba. Prima arriva Marco con cui ci abbracciamo: è un momento bellissimo è il nostro secondo 8000 assieme. Arriva anche Pemba e iniziamo a scattare un sacco di foto. Siamo euforici, beviamo, mangiamo e ci godiamo il momento: in totale restiamo più di mezz’ora in vetta. Ad un certo punto Marco mi guarda e mi dice: “adesso muovi il culo e scendi”! Ci salutiamo e riparto: ripercorro la cresta e ritorno sul pendio finale dove, per risparmiare le energie, scendo un po’ con il sedere tipo un bob. Circa 300 m sotto la vetta trovo Andy Francesco e Emrik: li incito e dicendo loro che ormai manca poco e che devono stringere i denti. Chiedo a Andreas come sta e mi risponde: “ça va maintenant je susi avec le copain; descend tranquille”. Lo guardo ci abbracciamo e riparto! Scendo deciso fino al campo 4 e poi da lì inizio ad avere male ai piedi. Mi sembra di scendere piano al campo 3, entro nella tenda degli altri, prendo la mia roba bevo un po’ di coca; Riparto subito…. I piedi mi fanno male e mi sembra che il tempo non passi più, ma finalmente arrivo al campo 2. Cambio le scarpe, mangio qualcosa e mi accorgo che i piedi vanno meglio e che tutto sommato sto scendendo bene. Riparto, nella mia testa continuo a ripetermi che manca poco e che devo tener duro, ogni tanto riesco anche a correre: allora prendo coraggio e scendo ancora più forte. Inizia a piovere, sono fradicio ma devo scendere. Arrivo al C1 dove non mi fermo e continuo fino alla fine del ghiacciaio dove tolgo i ramponi: ormai ci sono! Cammino veloce ma tanto attento, non mi va di cadere e prendere colpi. Vedo le prime tend, accelero e finalmente arrivo alla lapide fermando il cronometro dopo 17 ore e 43 minuti.

Riparto subito, sono bagnato e ho freddo; arrivo al nostro campo e mi tuffo nella tenda cucina, perché quella è la tenda più calda di tutto il campo! Entro e tutti mi guardano con aria stupita; penseranno: “cosa ci fa già qui”? Mi danno un caffè e inizio a scaldarmi; in quel momento entra Mario che inizia ad abbracciarmi e dirmi : “ma ti rendi conto di cosa hai fatto?”. Gli rispondo di non aver chiaro….ho freddo e fame. Intanto il cuoco mette su delle patate e arriva Tashi il capo della nostra agenzia con un cassa di birre:inizia la festa. Mi sento meglio; arrivano un sacco di sherpa e tutti mi abbracciano. Restiamo circa tre ore lì e poi di colpo arriva anche Marco. Ci abbracciamo e poi ancora birra. Verso le 18.30 arriva anche Andy: ci cambiamo e mangiamo poi aspettiamo Emrik e Francesco per fare ancora un brindisi e mangiare una bellissima torta con la scritta Manaslu summit.

La cosa più bella di questa avventura è che l’ho condivisa con un gruppo speciale di amici con i quali ho sempre affrontato tutto con il sorriso! Siamo felici ma allo stesso tempo consapevoli che non è ancora finita perché ci aspetta il Pangpoche.

To be continued…..

Top1 Communication Ufficio Stampa Comunicazione e Promozione
Ref. Stefania Schintu 347 0082416
Per la stampa: segreteria@top1communication.eu

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