Il tentativo di scalata al Pangpoche nel racconto di François Cazzanelli

Il 29 settembre scendiamo a Samagoan per riposarci. Il tempo, dopo la breve finestra che ci ha permesso di fare il Manaslu è sempre rimasto brutto. Nonostante la fatica fatta sull’ottava montagna della terra non abbiamo mai smesso di sognare il Pangpoche che sin da subito ci ha stregati.

Il Pangpoche è una montagna di 6620 metri situata di fronte al Manaslu, sopra il villaggio di Samagoan. Durante le ricognizioni fatte prima di arrivare al campo base del Manaslu riusciamo ad individuare tre possibili vie di salita. Dando le spalle al Manaslu si possono facilmente notare 3 evidenti speroni la nostra decisione è stata di puntare a quello di sinistra: il più lungo, il più evidente ed il più difficile.
In questi giorni uggiosi passati al villaggio, capiamo dagli abitanti che è da parecchi decenni che non si manifestava un monsone così duraturo, in effetti siamo a fine settembre e non ha ancora fatto una giornata intera di sole, inoltre la neve si abbassa sempre di più col passare dei giorni. Una speranza da casa ci arriva il primo di ottobre, quando i nostri meteorologi ci avvertono di una possibile finestra di bel tempo dal 3 al 5 ottobre. Per noi sarebbe la prima scalata dell’autunno col sole, non vediamo l’ora di muoverci! Il 3 ottobre alle 5 del mattino partiamo per il Pangpoche!

Il tempo è ancora un po’ umido ma confidiamo nella meteo e partiamo. Gli zaini non sono leggeri perché nonostante il deposito a 5100m (organizzato e trasportato nei giorni precedenti) abbiamo ancora da portare diverso materiale. In più non siamo convinti che quello che abbiamo portato su 15 giorni prima sia ancora buono quindi prendiamo del cibo extra. Arriviamo senza intoppi al deposito e quindi all’attacco della cresta. Con una buona dose di fortuna ritroviamo il nostro materiale sepolto sotto mezzo metro di neve compatta e assestata.

Ci leghiamo in due cordate: Io e Marco; e Francesco, Emrik e Andy. Le condizioni non sono semplici, la roccia è marcia e c’è parecchia neve da tracciare. La cresta presenta tratti tecnici talvolta verticali, alternati a tratti esposti ed aerei. Verso le 5 del pomeriggio raggiungiamo quota 5500m, dove, su una sella di neve pianeggiante decidiamo di piazzare le tende per la prima notte. Spianiamo la cresta il più possibile, con le piccozze, fino a ricavare una piazzola grande appena meno della larghezza della tenda. Mettiamo in fila le nostre tendine e fissiamo una corda per poterci legare e dormire un po’ più tranquilli.

La prima notte passa bene e al mattino ci alziamo con un tempo splendido! Finalmente dopo tanti giorni riusciamo ad ammirare le montagne intorno a noi. Uno spettacolo incredibile! Colazione al volo e riattacchiamo la nostra cresta! Siamo sempre belli pesanti, ma riceviamo un piccolo aiuto dalla neve che per un bel tratto è trasformata e ci permette di andare più veloci. Superiamo un tratto verticale e tecnico, raggiungendo una parte di cresta lunga e pianeggiante.

Qui il terreno diventa molto esposto con lunghi tratti di cresta aerea. Avevamo già notato questo tratto ma pensavamo fosse più facile! Superato il lungo tratto pianeggiante, quasi in leggera discesa, la via riprende a salire. Davanti a noi si alternano tratti verticali di roccia intervallati a lunghi canali di neve. Questa parte non è banale ma ci offre una scalata divertente nonostante richieda molte energie. Io e Marco prendiamo un pelo di vantaggio sugli altri.

Vediamo ancora un paio di torri e pensiamo che dietro finalmente la cresta diventi facile. Superiamo un torrione e arriviamo a 5800 m di quota ormai per la vetta ci mancano meno di 600 m. Siamo fermi su una selletta nevosa molto stretta. Riusciamo a malapena starci in due, in quel momento guardando verso l’alto ci rendiamo conto che per raggiungere la cima non ci basta un’altra giornata. Accendiamo il nostro Inreach per avere l’aggiornamento meteo, ormai sono le 16 e bisogna iniziare a pensare dove bivaccare.

Acceso il satellitare ci arriva subito la mazzata, la meteo andrà a peggiorare nei prossimi giorni. Che facciamo? Aspettiamo gli altri e ci consultiamo tutti assieme. Spostandoci di circa 20 metri in parete notiamo che per altri 200 m. le difficoltà aumentano.
La cresta diventa molto affilata e ancora più marcia, e in alternativa dovremmo attraversare dei pendii molto ripidi ed esposti a scariche di rocce e neve per poi raggiungere dei canali più facili. Viste le condizioni generali, decidiamo di scendere. La meteo ci ha confermato che resta una sola giornata buona e ci serve per trovare la via di discesa.

Rinunciamo quindi a un bel sogno, quello del Pangpoche.

Nei giorni successivi verremmo a sapere che nel frattempo è già stato salito da una spedizione Georgiana ma dall’altro versante per una via decisamente più semplice. Rinunciare è sempre la cosa più difficile per un alpinista, ma talvolta è necessario se le condizioni non lo permettono o la meteo è incerta.

D’altronde le montagne non scappano e le occasioni per tornarci ci sono sempre. Con questo pensiero in testa e una punta di rammarico piazziamo le tende in un punto accettabile della cresta.
Sempre assicurati a una corda passante nella tenda consumiamo la nostra cena, fatta di mezza insalatissima Rio mare e una Simmenthal. Chiusi nel sacco a pelo ci ricordiamo che oggi è il compleanno di Emrik allora tutti assieme gli facciamo glia auguri e lui ci promette che arrivati al villaggio ci pagherà un po’ di birre. Il mattino del 5 ottobre cominciamo a scendere.

Dopo 150m di cresta in discesa vediamo una serie di speroni e canali che ci portano su pendii che dovremmo poter scendere a piedi. Ce la caviamo facilmente con 600 metri di doppie a chiodi e con un po’ di desescalade che ci  riporta alla morena alla base della cresta.

Alle 14:00 finalmente siamo a Samagoan a festeggiare il compleanno di Emrik fuori comincia piovere la meteo neanche questa volta ci ha perdonati.
Solo con una squadra così affiatata poteva tentare con condizioni difficili una montagna come il Pangpoche.
La nostra cresta nonostante accurate analisi si è rivelata più complicata e lunga del previsto. Un grazie di cuore va ancora ai miei compagni di avventure.
Tutto questo se condiviso con le persone giuste diventa un’esperienza di vita che rimarrà nel cuore per sempre.

Non è sempre la cima a darti la felicità e la soddisfazione di una salita, spesso basta il cammino e le fatiche che intraprendiamo per arrivare dove riusciamo.

Top1 Communication Ufficio Stampa Comunicazione e Promozione
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